La posizione (a pochi metri dal canale) e l’acqua delle irrigazioni avevano ammalorato Villa Visconti Castiglioni Maineri per secoli. Grazie all’utilizzo dei dispositivi CNT in quattro edifici del complesso, la villa recupera il suo splendore e la salubrità

Di Daniela Dirceo

Costeggiando le rive del Naviglio Grande, presso Cassinetta di Lugagnano, piccolo borgo agricolo alle porte di Milano, si incontra un’imponente Villa settecentesca di pregio artistico. È Villa Visconti Castiglioni Maineri, di proprietà della famiglia aristocratica Visconti sin dal 1392, anno in cui venne scavata la roggia d’irrigazione che ha inizio proprio davanti al complesso. La presenza dell’acqua rende la costruzione ancora più affascinante, ma al contempo è causa di danni e ammaloramenti che la affliggono da centinaia di anni, dovuti appunto alle infiltrazioni e all’umidità di risalita.

“La Villa in origine fu utilizzata per controllare le proprietà agricole della mia famiglia – afferma l’ingegner Benigno Mörlin Visconti Castiglioni, che l’eredita nel 1986 – per poi essere trasformata nel ‘700, in accordo con le mode del tempo, in Villa di delizia, una residenza suburbana in cui i nobili usavano ritirarsi in villeggiatura”.

Il palazzo si presenta oggi con una pianta ad H ed è distribuito su tre piani: il fronte strada ha un piano terra occupato dal portico, locali di servizio e una zona giorno per sale hobby; il fronte sul retro ospita gli alloggi, la sala da pranzo e la cucina, che affacciano su un giardino doppio disposto su piani sfalsati, il primo all’italiana e il secondo all’inglese. Di pertinenza del complesso, una preziosa cappella affrescata e due altri fabbricati civili e rustici: la casa del massaro e la casa da pigionante.

“La Villa, quando l’ho ricevuta in eredità, presentava un discreto grado di degrado generalizzato e richiedeva notevoli sistemazioni, molte delle quali legate alla presenza di infiltrazioni d’acqua – prosegue l’ingegner Visconti -. Ho iniziato quindi ad occuparmi del problema della sua conservazione partendo proprio da qui, affrontando il risanamento delle coperture. Abbiamo sanato il tetto, per poi proseguire con il piano terra dell’area fronte strada. Qui le infiltrazioni arrivavano ad fino ad un’altezza di 4 metri da terra. In cantina, soprattutto nella stagione in cui c’è abbondanza d’acqua proveniente dai canali di irrigazione, c’è una risalita dalla falda superficiale: il risultato è che in estate sul pavimento della cantina abbiamo fino a 20 cm d’acqua. In più, avendo un canale a meno di due metri dalla casa, è naturale che le fondazioni siano intaccate dall’acqua, che poi risale per capillarità nelle murature a vista”.

Un problema antico l’umidità e le infiltrazioni provenienti dalla cantina, tanto che già un secolo fa si tentò di porre un qualche “rimedio”: “si trattò più di un intervento di forma, volto più a ridurre l’impatto estetico piuttosto che a risolvere – prosegue l’ingegnere”. Nel 1906, viene infatti apposta sul muro fino ad un’altezza di 170 cm una boiserie in legno di noce, che però peggiora la situazione: impedendo all’acqua di poter evaporare naturalmente, spinge l’umidità di risalita ancora più in alto, innalzando così il fronte dell’umidità.

Ma anche il lato giardino non gode di migliore salute. “Nella zona residenziale il fronte dell’umidità era più basso, in quanto non vi era nulla che limitasse l’evaporazione, ma gli ammaloramenti della finitura muraria erano comunque notevoli” – afferma il proprietario, che prosegue – “Ho iniziato a provare soluzioni costruttive e tecnologiche, premesso che si tratta di un immobile vincolato e che non ho mai voluto tagliare le murature per inserirvi strati isolanti, che sarebbero forse state barriere efficaci, ma che avrebbero alterato dal punto di vista strutturale il comportamento dell’immobile. Ho provato con alcuni sistemi che variavano la polarità della muratura, ma si trattava di soluzioni passive e abbastanza invasive; ho provato poi con intonaci più performanti a più strati. Ma tutte queste soluzioni non funzionavano, il muro si asciugava poco o niente. Fino a quando non ho provato il metodo CNT a neutralizzazione di carica. Era un metodo che conoscevo, visto che sono stato per anni architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, e ne avevo potuto apprezzare le ottime referenze su monumenti e edifici storici che definirei decisamente – malati gravi – e che ne avevano tratto gran giovamento”.

“In fase di sopralluogo abbiamo verificato, grazie alla strumentazione elettronica, se si trattasse di umidità di risalita e fino a che altezza arrivasse – afferma il Geometra Marco Vaghi, dell’ufficio tecnico di Domodry e responsabile tecnico del progetto di intervento -. Una volta verificata l’entità e la natura del problema, abbiamo proposto la nostra tecnologia. I primi due dispositivi CNT sono stati installati nella sala hobby lato strada e nella zona pranzo, sul fronte opposto della villa. La prima installazione risale al 22 dicembre del 2015. Contestualmente alla seconda installazione, nel maggio del 2016, abbiamo eseguito le prime termografie, che confermavano una cospicua presenza di acqua”.

“Dopo un anno e mezzo – afferma l’ingegnere Visconti Morlin – grazie alle nuove termografie si è potuto constatare che il fronte dell’umidità era sensibilmente sceso e attraverso successive prove ponderali effettuate sui mattoni, è stata confermata una minore presenza di acqua nelle murature. Dopo tre anni con la CNT siamo riusciti a risanare completamente tutta la parte inferiore della Villa”.

“A seguito della buona riuscita dell’intervento – afferma il geometra Vaghi – è stato deciso dalla proprietà di estendere l’intervento anche agli altri due fabbricati presenti sul terreno della Villa”.

“Visti gli ottimi risultati ho deciso di andare avanti. Sono stati posti altri due impianti, uno nella serra e uno nella casina del massaro – afferma l’ingegner Visconti – che per la sua posizione piuttosto infelice in fondo al giardino, era quasi a bagno nel canale. Visto che il dispositivo ha un raggio d’azione sferico, ho potuto constatare che non solo l’edificio, ma anche in tutta la zona circostante, dove si trova un muro perimetrale decorato che affaccia sull’esterno ed esposto alle intemperie, l’umidità di risalita era sparita completamente”.

“L’ultima mappatura che abbiamo eseguito su tutti gli edifici risale all’ottobre del 2019 – conclude il geometra Vaghi – e di umidità ormai non vi è più alcuna traccia”.