Attenzione alle false tecnologie che promettono risultati efficaci senza alcun riscontro né scientifico-teorico né di funzionamento sul campo

I cappotti isolanti? Se applicati indiscriminatamente possono avere effetti devastanti.

 

«Per individuare le soluzioni ai problemi c’è una sola strada, cioè quella della conoscenza e della consapevolezza». Il professor Roberto Castelluccio è ricercatore di Architettura Tecnica presso il D.I.C.E.A dell’’Università Federico II di Napoli ed è membro del progetto del CNT-APPs. «I fenomeni che determinano la presenza di umidità in un edificio sono dovuti all’interazione tra l’acqua e le murature e la situazione può essere favorita da diversi fattori. Capire la causa del problema è sempre il punto di partenza per trovare una via d’uscita efficace».

Quali sono gli elementi che, in un immobile, possono favorire la diffusione di un problema di umidità?

«Possono essere diversi e hanno a che fare quasi sempre con la composizione dei materiali. I parametri sono moltissimi, ma quello legato all’umidità di risalita capillare è sostanzialmente la capacità delle murature porose di assorbire umidità per semplice contatto con il terreno. Questa consapevolezza che i materiali sono naturalmente assoggettati all’umidità di risalita ci fa capire come la progettazione dell’intervento di risanamento sia complessa, perché mentre per tutti gli altri fenomeni di umidità, è sufficiente eliminare la causa, per l’umidità di risalita la soluzione è molto più complessa perché la penetrazione dell’acqua nella muratura avviene in corrispondenza della fondazione del fabbricato ed è ben più difficile riuscire ad intervenire sulla causa».

 

Cosa accade – volendolo spiegare nel dettaglio – a una muratura afflitta da umidità di risalita?

«L’acqua e i sali in essa contenuti occupa i sistemi porosi del materiale di cui è composta la muratura e, migrando verso le superfici delle pareti, tende a evaporare. I sali depositati  nei pori aumentano di volume, si accumulano fino a saturare i volumi disponibili  e generano un sistema di tensioni interno alla muratura. Da qui si generano i depositi salini ed i distacchi superficiali.

Quali sono i rischi per l’edificio?

«I rischi sull’organismo edilizio sono diversi, sia in termini di resistenza meccanica sia di prestazione energetica; infatti la presenza di acqua nelle murature determina una sostanziale riduzione delle prestazioni. Diverse ricerche sperimentali hanno infatti dimostrato come ci sia una differenza tra i valori teorici e i valori reali, che vengono desunti dalle misurazioni delle inerzie termiche e delle resistenze meccaniche di oltre dieci punti percentuali».

Quali sono gli effetti per chi abita un edificio insalubre per umidità?

«Sono molti. A partire da un abbassamento del comfort e della qualità dell’aria indoor che determinano  diverse patologie di tipo respiratorio, anche molto gravi e con conseguenze pesanti che proprio in questa epoca caratterizzata dalla pandemia epidemiologica sono da scongiurare».

Come si deve intervenire in presenza di un fenomeno di umidità di risalita capillare?

«È importante che l’intervento di risanamento sia progettato. Bisogna partire da una base analitica, della diagnosi, nella quale si conosce il manufatto, le caratteristiche del fenomeno, i materiali , il contesto. Di qui, inizia la progettazione e la modellazione dell’intervento, la realizzazione, la verifica in corso d’opera e il collaudo. La fase di diagnostica può essere svolta attraverso indagini invasive e non invasive (termografiche).  Solo dopo aver definito la tipologia di umidità  è possibile determinare gli interventi necessari per eliminare la problematica. Nel caso della risalita capillare si sono alternati nel tempo tantissimi metodi detti tradizionali, divisi in 4 tipologie: meccanici (i più antichi), chimici, evaporativi ed elettrici, fino ad arrivare a quelli innovativi come la tecnologia CNT, cosiddetta a neutralizzazione di carica, che a differenza di tutti gli altri agisce sul comportamento elettrofisico dell’acqua, incidendo direttamente sulla causa.

Esiste una normativa di riferimento?

«No purtroppo. Nel nostro Paese, per quanto riguarda gli interventi di risanamento delle murature affette da fenomeni di umidità non esiste normativa che obblighi alla predisposizione di un progetto esecutivo basato su evidenze tecnico scientifiche né tanto meno è previsto un sistema di certificazione di prodotti e tecnologie idonee. In assenza di un assetto normativo cogente, il risultato è un proliferare di  materiali e tecniche non suffragate da alcun supporto scientifico teorico o sperimentale/prestazionale che, spesso, propongono l’adozione di sistemi al dir poco fantasiosi . Questo motivo ha indotto il nostro gruppo di ricerca a verificare, in ambienti molto eterogenei e da oltre 10 anni, la tecnologia CNT che quindi può quindi godere di una nutrita banca dati di interventi certificati dai nostri atenei.

Nel prezzario della Regione Lombardia però…

«Si, è molto particolare che nei prezzari regionali compaiono citati anche “sistemi elettrici non alimentati artificialmente che, sfruttando la naturale onda elettromagnetica terrestre, interrompono i disturbi causati dallo scorrimento delle falde, da correnti vaganti e da dispersioni nel terreno di elettrosmog”. Io mi chiedo, cosa significa questa dicitura ed a quali riferimenti scientifici o sperimentali si faccia riferimento?

In queste settimane stiamo assistendo a un proliferare di incentivi che premiano chi rifà l’intonaco alle facciate senza verificare davvero se il problema del degrado visibile deriva da umidità o addirittura chi sigilla tutto in un cappotto. Cosa pensa di queste misure?

«Nel primo caso, che sarà uno spreco di soldi, perché se non risolta l’umidità di risalita tornerà a manifestarsi. Nel secondo caso, invece, il rischio è evidente. Quest’applicazione di cappotti diffusa su tutto il territorio ci porterà, anche nel mondo dell’umidità, a problemi enormi sia di ispezionabilità degli edifici, che di creazione e determinazione di fattori di deterioramento spinto».

Cosa direbbe a un professionista come monito nel difendersi dalle false promesse di risoluzione di un problema annoso come l’umidità di risalita?

«Trasmetterei un monito, che è quello di prestare massima attenzione e muoversi in questo ambito con il solito rigore tecnico scientifico che normalmente utilizza per la progettazione di interventi di efficientamento energetico e/o di miglioramento ed adeguamento sismico, adottando solo materiali e tecnologie che hanno una attendibile documentazione di supporto. Meglio se validata dal sistema sperimentale universitario, ma in questo rischio di essere di parte».