Nel dibattito contemporaneo sulla riqualificazione dell’esistente, la capacità di leggere in modo rigoroso i fenomeni di degrado rappresenta un driver strategico per progettisti, imprese e operatori del settore. Tra questi, l’umidità di risalita continua a distinguersi per complessità diagnostica e impatti sul costruito, richiedendo strumenti e competenze sempre più avanzati.
È in questo scenario che prende forma il lavoro di tesi di Emma Grandotto, neo-laureata magistrale in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università degli Studi di Padova: un percorso di ricerca che integra restauro, diagnostica non invasiva e innovazione tecnologica, sviluppato anche grazie al patrimonio di dati raccolto attraverso la Tecnologia CNT e messo a disposizione da Domodry per la comunità scientifica.
Il risultato è un approccio che punta a rendere la termografia più oggettiva, misurabile e replicabile, trasformandola in uno strumento capace di generare indicatori affidabili, coerenti con le esigenze della progettazione responsabile e con le richieste emergenti dei CAM. Un contributo che testimonia quanto la collaborazione tra mondo accademico e impresa possa accelerare lo sviluppo di metodologie più solide e trasparenti, aprendo la strada a nuove professionalità e a una diagnostica edilizia basata su evidenze scientifiche.
Cosa ti ha portata a scegliere la termografia come tema di tesi e a collaborare con Domodry per un approccio più oggettivo e scientifico?
«L’idea della tesi è nata dal mio interesse personale per il restauro e, più in generale, per lo studio dei fenomeni di degrado che interessano il patrimonio edilizio storico. In questo contesto, il tema dell’umidità di risalita capillare rappresenta una delle criticità più diffuse e allo stesso tempo più complesse da analizzare, sia per la varietà dei meccanismi che la generano, sia per la difficoltà nel disporre di strumenti diagnostici realmente affidabili e non distruttivi. La termografia a infrarossi costituisce un metodo di indagine non invasivo che consente di ottenere una misura qualitativa della distribuzione dell’umidità nelle murature.
Nonostante il suo potenziale, la termografia presenta limiti interpretativi legati sia alla valutazione visiva, priva di indici numerici oggettivi e quindi soggetta alla sensibilità del tecnico, sia all’influenza di fattori esterni che possono alterare il campo termico e generare letture non riconducibili all’umidità.
Da qui l’esigenza di sviluppare un protocollo operativo rigoroso che possa ridurre al minimo queste variabili interpretative, rendendo l’analisi termografica più oggettiva, ripetibile e confrontabile. La collaborazione con Domodry è stata quindi una scelta coerente: l’azienda ha messo a disposizione un ampio database di termografie e prove sperimentali, offrendo l’opportunità di lavorare su casi reali all’interno di un progetto di ricerca interuniversitario. Questo impegno con il mondo accademico ha contribuito nel tempo al riconoscimento ufficiale dell’efficacia della Tecnologia CNT, che ha ottenuto una certificazione come innovazione in grado di eliminare in via definitiva l’umidità di risalita, rafforzando la solidità dei risultati e la credibilità del modello scientifico adottato. In questo contesto è stato possibile approfondire la CNT come tecnologia non invasiva, inserendola in un percorso metodologico strutturato, orientato a garantire un monitoraggio dell’umidità più oggettivo, affidabile e scientificamente verificabile».
Nella tua ricerca proponi un approccio innovativo che, grazie a un software basato su valutazioni matematiche, riduce la componente soggettiva dell’analisi termografica. In che modo pensi che questo metodo possa migliorare la diagnosi nel settore edilizio e valorizzare i dati messi a disposizione da Domodry?
«La ricerca prevede che le immagini termografiche vengano sottoposte a una procedura matematica standardizzata, sviluppata mediante un codice di calcolo in ambiente Matlab, finalizzata all’estrazione di una serie di indicatori numerici oggettivi dalla matrice termica. In questo modo la termografia diventa una base informativa da cui derivare dati confrontabili e replicabili nel tempo. L’obiettivo è ridurre la soggettività dell’analisi visiva, rendendo la diagnosi più ripetibile, più oggettiva e più confrontabile grazie all’uso di procedure codificate e indicatori numerici comuni alle diverse fasi di valutazione. Questo approccio consente di valorizzare con maggiore efficacia l’ampio archivio di dati raccolti da Domodry, che, se analizzati secondo criteri omogenei, costituiscono una risorsa tecnica significativa. Ciò permette non solo di verificare con maggiore affidabilità l’efficacia dei sistemi di risanamento, ma anche di contribuire al perfezionamento dei protocolli di monitoraggio e al rafforzamento della trasparenza nei confronti dei clienti e della comunità scientifica».
Quanto è importante la collaborazione tra impresa e università per sviluppare strumenti diagnostici più affidabili e in linea con i CAM?
«Il dialogo tra impresa e università è cruciale in un ambito come la diagnostica edilizia, ancora privo di standard definiti e caratterizzato da incertezze e variabilità nei risultati. Un confronto continuo consente di validare scientificamente tecnologie e metodi, assicurandone affidabilità e coerenza, e di operare in linea con i CAM, che richiedono diagnosi preliminari e verifiche documentate dell’efficacia. In tale prospettiva, Domodry, mettendo a disposizione casi studio, documentazione termografica e prove gravimetriche, ha reso possibile una ricerca applicata che integra sperimentazione, analisi comparativa e sviluppo di strumenti operativi utili nella pratica professionale. Questo modello di collaborazione rappresenta, a mio avviso, un esempio virtuoso: consente alle imprese di consolidare e ampliare il proprio patrimonio tecnico e, parallelamente, permette alle istituzioni accademiche di lavorare su dati reali, contribuendo alla definizione di standard più affidabili, replicabili e orientati alla sostenibilità».
Come immagini il tuo percorso futuro e quale ruolo avranno i giovani tecnici nella costruzione dell’edilizia sostenibile di domani?
«La sostenibilità nel costruito avrà un ruolo sempre più centrale, soprattutto con l’introduzione dei CAM 2025, che richiederanno diagnosi preliminari, monitoraggi nel tempo e verifiche oggettive dell’efficacia degli interventi. In questo scenario, gli strumenti di analisi non invasiva diventeranno essenziali per un approccio progettuale basato su evidenze. In prospettiva, mi piacerebbe sviluppare un percorso professionale che rispecchi il profondo interesse personale che nutro per la salvaguardia del patrimonio edilizio e per il restauro in generale. A questo desiderio si affianca l’obiettivo di costruire una traiettoria che coniughi competenze tecniche e attività di ricerca applicata, con particolare attenzione alla diagnostica dell’esistente, alla valutazione delle prestazioni e alla definizione di protocolli di monitoraggio che consentano di interpretare in modo rigoroso l’evoluzione del comportamento degli edifici nel tempo.
Ritengo che i giovani tecnici avranno un ruolo decisivo nello sviluppo dell’edilizia sostenibile, integrando competenze ingegneristiche, digitali e ambientali e utilizzando strumenti di misura e analisi sempre più evoluti in modo critico e verificabile. Tecniche come termografia, analisi numeriche e sistemi di monitoraggio continueranno a perfezionarsi, richiedendo professionalità capaci di applicarle e validarle. Esperienze come questa tesi mostrano quanto la collaborazione tra ricerca e impresa sia fondamentale per formare nuove figure competenti e orientate a un’edilizia realmente sostenibile e documentata».
CV Emma Grandotto
Laureata magistrale in Ingegneria Edile-Architettura presso l’Università degli Studi di Padova, titolo conseguito nell’ottobre 2025 con votazione 110 e Lode. Ha sviluppato un interesse consolidato per il restauro e la conservazione del patrimonio storico-architettonico, ambiti cui ha dedicato il proprio lavoro di tesi, focalizzato sull’evoluzione delle metodologie diagnostiche applicate allo studio dell’umidità di risalita nelle murature.