La scoperta di uno dei segreti dell’artista e inventore di Vinci è la chiave per il risanamento di una chiesa danneggiata all’umidità di risalita. Grazie alla ricerca della Storica dell’Arte Ilaria Boncompagni, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha contribuito al restauro del monumento con l’applicazione della CNT

Con un occhio guarda avanti, con l’altro a destra. Lo sguardo della statua raffigurante un Angelo Annunciante conservata all’interno della Pieve di San Gennaro non è armonico. E non ci sono dubbi: si tratta di strabismo. Strabismo come quello dell’autoritratto di Leonardo Da Vinci, come la statua del David del Verrocchio – la prima rappresentazione del Leonardo-modello – e come l’Uomo vitruviano. Che sia correlata all’inventore toscano, dunque? Da ricerche della fine del Secolo scorso, l’opera è stata attribuita a Leonardo dallo studioso Carlo Pedretti, con maggiore precisione rispetto all’iniziale riferimento alla bottega del Verrocchio. Ma un velo di mistero rimane.

 

Lo strabismo di Leonardo da Vinci
Lo strabismo dell’Angelo
Lo strabismo di Leonardo da Vinci

 

 

Realizzata in terracotta dipinta e prodotta tra il Quindicesimo e il Sedicesimo secolo, la rappresentazione dell’Angelo Annunciante è stata conservata nella Pieve di San Gennaro a Capannori almeno fin dal 1649, come registrato da un documento reperito nell’archivio parrocchiale, mentre della sua storia precedente non vi è traccia. Qui è rimasta per secoli, più volte spostata da nicchie, angoli e altri palcoscenici, fino alla posizione acquisita negli anni Ottanta del Novecento, quando è stata sistemata in una teca in controfacciata, praticamente dietro una porta, contro a un muro, e, lì, quasi dimenticata.

Dopo più di trent’anni, ha attratto l’attenzione di Ilaria Boncompagni, Storica dell’Arte della Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Lucca e Massa Carrara. «Con l’Opificio delle Pietre Dure, l’Istituto che, in autonomia speciale dal Ministero della Cultura, si occupa del restauro delle opere d’arte – spiega Boncompagni –, abbiamo svolto un sopralluogo all’interno della chiesa: i livelli di umidità erano elevatissimi e, proprio sulla parete retrostante la statua, si potevano notare evidenti segni della presenza di umidità con le macchie dei Sali che spiccavano sul muro bagnato, anch’esso assai provato da questo problema che provocava lo sfaldamento a lamine della pietra. L’Angelo, a contatto con la parete di roccia, rischiava di sgretolarsi».

Gli esperti hanno trasferito l’opera nel centro di restauro fiorentino e ne hanno sanato tutte le criticità, dopo accurate analisi preventive, cercando si salvaguardarne la materia e riportando alla vista le cromie originali. «Qualcosa nel viso dell’Angelo annunciante mi disturbava – prosegue Boncompagni –. Lo sguardo non era armonico e stonava con l’eleganza e la raffinatezza di tutta la composizione: così mi sono incuriosita e dopo una serie di confronti ho notato che tutti i ritratti e gli autoritratti, comprovati, di Da Vinci, avevano lo stesso difetto oculistico. Vista l’inclinazione dell’artista a studiare le malformazioni e le particolarità di corpi e volti, possiamo supporre che si trattasse di uno studio estetico e fisiologico, sempre riproposto nelle opere. Oppure, l’occhio strabico rappresentava per Leonardo un segno distintivo da mettere in evidenza, come un vezzo, visto che si ritrova in tutti i suoi Autoritratti».

La supposizione della particolare condizione oculistica di Da Vinci è confermata da uno studio condotto nel 2018 da Christopher Tyler, Professore di neuroScienze visive dell’Università di Londra che misurando il grado di strabismo delle pupille dei ritratti di Leonardo, ha diagnosticato una precisa patologia: l’extropia intermittente. Dalla sua analisi Tyler non ha incluso però, l’Angelo Annunciante, di cui ancora si discute la paternità. «La possibilità di sanare la statua e la chiesa in cui questa era conservata – prosegue Boncompagni – si è concretizzata infine grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che ha chiesto di poter esporre l’opera nella sua Città, perché potesse ricevere la giusta attenzione. Da questa iniziativa è partita la collaborazione che ha portato al risanamento e al restauro della pieve anche grazie all’installazione della tecnologia CNT Domodry, per eliminare il problema dell’umidità di risalita». Le pareti, che prima presentavano un’umidità interna assai elevata, ora si stanno asciugando: la muratura sta progressivamente smaltendo l’acqua inizialmente contenuta e, una volta asciutta, potrà essere definitivamente risanata dai sali residui che si sono accumulati a causa della preesistente risalita capillare. La Pieve di San Gennaro sarà presto pronta a riaccogliere l’Angelo, ancora temporaneamente custodito in San Franceschetto a Lucca, finché in primavera farà ritorno nella sua casa.

Viver Lucense – puntata 14/11/21